Lino e Tina: la storia di Alessandra Pepe

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Come promesso eccomi qui con un’altra storia ricevuta per il contest Inventa una favola che non è stata pubblicata nel libro. Sempre con il preziodo contributo di Annalisa di Siska Editore che ha editato la favola prima di pubblicarla.

Le storie sono pubblicate in ordine di arrivo.
Oggi la favola è di Alessandra Pepe del blog M.O.M.A Style una blogger molto conosciuta nel mondo del fashion blogging che si è appassionata a Lino e Tina e ha scritto questa storia per noi.
Grazie Alessandra da Lino e Tina.
Vi ricordo che l’ebook completo delle avventure di Lino e Tina, e-book solidale è in vendita QUI a soli 3.99 euro e che il ricavato verrà interamente devoluto a Casina dei Bimbi Onlus.

Tina Va lentina e Lino col panciotto

C’era una volta una piccola radura, di quelle profumate e piene di verde che piano piano diradano verso il mare. Un mare con una piccola spiaggia, piena di conchiglie colorate e bellissime, un mare pieno di pesciolini, alghe e… cavallucci marini. Il più piccolo tra tutti, dolce e indifeso, si chiamava Lino, aveva un animo buono e gentile ed era sempre pronto a sorridere a tutti i suoi compagni. Aveva un piccolo difetto: un bel panciotto pronunciato, cosicché a guardarlo di profilo di fianco ai suoi fratelli sembrava sempre il più grassottello. Per questo veniva preso in giro e allontanato dal gruppo
Un giorno Lino stava nuotando indisturbato vicino alla riva, facendo di tanto in tanto capolino dall’acqua per osservare il magico verde della radura. D’un tratto vide camminare sulla spiaggia una strana bestiola. Aveva un enorme guscio verde con degli strani quadretti da cui spuntavano un collo con un musino simpatico e quattro tozze zampette.
«Che bestiola sarà mai?» si chiese Lino senza accorgersi di aver pensato ad alta voce.
«Ma come che bestiola sono? Sono una tartaruga e mi chiamo Tina!» rispose la bestiola.
«Una tartaruga? Così piccola ti trascini tutto il peso di quel guscio?»
«Senza non potrei vivere!» rispose Tina, per un attimo pensierosa…
«E tu sei un cavalluccio marino, vero?» chiese lei di nuovo sorridente.
«Si, mi chiamo Lino» rispose arrossendo e cercando in tutti i modi di trattenere il respiro per nascondere il panciotto protuberante.
«Non c’è bisogno che nascondi il tuo bel panciotto con me, Lino!» rispose Tina ridendo. «Guarda come vado in giro io tutti i giorni, coperta da questo grosso guscio che mi rende lenta e poco aggraziata rispetto a tanti altri bellissimi animaletti. Io non potrò mai nuotare veloce come te, per esempio!»
Lino si fermò a riflettere qualche istante, non aveva mai pensato alla sua vita da questa prospettiva: era fortunato, perché nonostante il panciotto, poteva nuotare velocissimo nel mare e, anche se lo prendevano in giro, aveva tanti fratelli con cui trascorrere il tempo. Lina, invece, aveva molti più problemi di lui: lentissima a camminare, un pesante guscio da portarsi appresso, eppure era così dolce e sorridente! Si sentì un pochino in colpa per aver pensato di voler essere uguale ai suoi fratelli.
«A cosa stai pensando?» gli chiese Lina distogliendolo dalla riflessione.
«Che sono stato un po’ egoista tutto questo tempo a pensare di esser sfortunato solo per via della mia pancia. Guarda te, per esempio, sei costretta a portarti in giro il peso del tuo guscio, eppure sembri felice lo stesso!» rispose Lino mortificato.
Tina scoppiò in una risata cristallina che fece risuonare tutta la radura salendo su sempre più su, fino ai raggi del sole:
«Io sono felice, Lino, ma non perché ho qualcosa di speciale o un carattere migliore del tuo. Sono felice perché sono me stessa, con le mie zampette lente e il mio guscio pesante. Non sai quanto caldo faccia qui sotto d’estate! Ma, come ti ho già detto, senza guscio non potrei stare qui a chiacchierare con te e quindi lo accetto. Fa parte di me e mi rende quella che sono…» Poi proseguì, dopo aver esitato un attimo «anche tu dovresti essere orgoglioso del tuo panciotto!»
«Orgoglioso? Come posso essere orgoglioso di qualcosa per cui tutti mi prendono in giro?»
«Perché ti rende unico, sciocchino!» disse lei dolcemente.
«Ma io non mi sento unico, mi sento diverso!» replicò con voce tremolante Lino.
Di nuovo la risata cristallina e dolce risuonò nell’aria: «Non sei diverso Lino, impara a guardarti con i tuoi occhi e non con quelli degli altri: solo così potrai convincerti della tua unicità. E se ti prendono in giro, lascia che lo facciano, non rimanerci male. Se lo farai, darai loro troppa soddisfazione e li convincerai ancora di più di quello che pensano. Vai dritto per la tua strada e pensa che sei il più bel cavalluccio marino del mondo, con un panciotto da far invidia a un tenore!»
Così Tina riprese la sua lentissima strada, lasciando Lino a riflettere, immerso nella spuma delle piccole onde vicino alla riva. Nel frattempo una piccola voce si faceva strada in lui:
«Io sono il cavalluccio marino con il più bel panciotto di tutti i tempi, io sono il cavalluccio marino con il più bel panciotto di tutti i tempi!»
In un tuffo fu di nuovo in mare aperto, sentendosi davvero orgoglioso di essere un cavalluccio marino, un cavalluccio marino con un panciotto da fare invidia a un tenore.
revisione a cura di Annalisa Uccheddu | Siska Editore
E book Lino e Tina


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